I social tra scuola e casa

Con l’inizio dell’anno scolastico aumentano anche i rischi del navigare in Internet:
mamma e papà cosa devono fare?
L’esperta non ha dubbi: vivere la Rete con consapevolezza

 

Incubo o delizia per scolari e studenti: è la campanella d’inizio lezione che in questi giorni torna a risuonare nelle scuole. Zaini e cartelle, libri e quaderni sono bell’e pronti per affrontare il nuovo anno. Ma anche tablet, smartphone e computer, perché oggi il corredo “scolastico” dei nostri figli, a qualunque età, non può prescindere da quegli strumenti tecnologici che loro utilizzano per compiti e ricerche, e non solo. Cresce l’uso dei social media per comunicare con i compagni, scambiarsi i compiti, e tutto ciò suscita spesso preoccupazione nei genitori. Una preoccupazione non del tutto ingiustificata. Posto che l’età media a cui i bambini italiani ricevono in regalo

lo smartphone è 11 anni - secondo Doxa Kids
il 53% lo riceve a 10-11 anni, l’85% a 12-13 - «in realtà, da questa età cominciano ad avere un account social dedicato (Instagram, WhatsApp ecc.), ma già da molto prima hanno iniziato a navigare sul telefonino o sul tablet o sul pc dei genitori», spiega Daniela Pavone, esperta di comunicazione e responsabile del panel dedicato
a “Bambini e social media” all’interno del progetto “Parole O_Stili” (vedi box). «I piccoli sono
sempre più esposti a contenuti non sempre
appropriati. Su YouTube, per esempio, che è
il canale su cui cominciano a vedere da piccolissimi i cartoni animati di Peppa Pig o simili, non
tutti i video sono per tutti: allusioni a sesso e violenza al loro interno non sono rari. Ma la stragrande maggioranza dei genitori non è consapevole di questi pericoli. Da una recente ricerca di Doxa Kids, emerge che solo il 6% dei genitori di bimbi/ragazzi che utilizzano il mondo digitale pensa che YouTube possa rappresentare un pericolo per loro». Gli altri evidentemente non sanno che YouTube è in pratica l’unico social network
frequentato dai bambini dai 5 ai 13 anni e che il 5% delle parole scritte nei commenti degli youtubers seguiti dai bambini è composto da parole ostili. Che cosa devono fare allora mamma e papà? Come devono comportarsi?

Una crescita digitale serena

«Non voglio certo criminalizzare YouTube, che considero anzi un meraviglioso strumento - chiarisce Pavone -: consente la fruizione di contenuti d’intrattenimento che possono uscire dal precedente monopolio della sola televisione (per esempio, ci sono ormai serie tv che vengono distribuite solo su YouTube). E ci sono youtubers veramente in gamba, che trasmettono contenuti originali e creativi. Penso però che YouTube non possa essere usato dai bambini senza la presenza dei genitori: meglio bloccarlo quando sono da soli (oltre al parental control esistono apposite app) e avviare un dialogo con mamma e papà, così che il bambino possa chiamarli subito quando c’è qualcosa che non va». Oltre a dedicare il giusto tempo ai figli, non facendo del tablet una baby sitter ma un gioco comune o uno spunto per la conversazione, sarebbe bene che i genitori familiarizzassero con il web formandosi una cultura digitale di base. Perché «i social sono velocissimi, mutano in continuazione, e il rischio è che tra genitori e figli si creino distanze incolmabili», aggiunge l’esperta. «Perciò il mio consiglio è: createvi degli strumenti per capire la tecnologia, fatevi raccontare dai vostri figli il loro modo di stare sul web, raccogliete i segnali che vi lanciano. E date il buon esempio, non abusando a vostra volta di Facebook e non portando lo smartphone a tavola, né a casa né al ristorante, come purtroppo si vede spesso».

 

Whatsapp: risorsa o pericolo? 

Quanto a whatsapp, utilizzato sempre più spesso dai bambini/ragazzi per creare gruppi di scambio dei compiti e dei commenti tra compagni, «non c’è bisogno che voi rubiate di nascosto il loro cellulare per controllarli: sono piccoli, ma sono individui che vanno rispettati. Domandate loro con chi comunicano di solito e se c’è qualcuno che esagera con commenti negativi o parolacce. In generale, comunque, sappiate che su questi gruppi whatsapp difficilmente i ragazzi utilizzano un linguaggio diverso da quello della loro vita reale e le dinamiche di gruppo non sono diverse da quelle che vivono in classe», sottolinea Pavone. Come tutti i social, anche whatsapp può essere una risorsa più che un pericolo, a condizione che venga insegnato soprattutto ai più piccoli a valersi degli strumenti essenziali. Per esempio, per bloccare o segnalare un contatto che li infastidisce. Alla base, tuttavia, rimane il dialogo costante e discreto, fatto di intuizione e attenzione. «Bambini e adolescenti non sempre sono consapevoli di come certe parole possano ferire: insegnate loro la consapevolezza che tutto ciò che fanno e dicono ha delle conseguenze sulle altre persone e che ci si deve assumere sempre la responsabilità di quel che si fa e si dice».

Un MANIFESTO di stile

Parole O_Stili (www.paroleostili.com) è un progetto che si propone di ridefinire lo stile con cui stare in rete. Con questo obiettivo è stato redatto

il Manifesto della comunicazione non ostile che, a partire dal nuovo anno scolastico, diventerà anche un progetto condiviso e sostenuto dal MIUR (Ministero Istruzione, Università e Ricerca). 

Eccolo:

 

1 Virtuale è reale

Dico o scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.

 

2 Si è ciò che si comunica

Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.

 

3 Le parole danno forma al pensiero

Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.

 

Prima di parlare bisogna ascoltare

Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.

 

Le parole sono un ponte

Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.

 

Le parole hanno conseguenze

So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.

 

7 Condividere è una responsabilità

Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.

 

8 Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare.

Non trasformo chi sostiene opinioni che non
condivido in un nemico da annientare.

 

Gli insulti non sono argomenti

Non accetto insulti e aggressività, nemmeno
a favore della mia tesi.

 

Anche il silenzio comunica

Quando la scelta migliore è tacere, taccio.